Approfondimenti e Curiosità

Una finestra sul futuro sotto al Castello Aragonese

A pochi metri dalla rampa d’accesso al Castello Aragonese d’Ischia si intravedono fuoriuscire dal fondale, a solo qualche palmo di profondità, tantissime bollicine. Non c’è da aver timore, sono costituite al 95% di anidride carbonica, la loro presenza è dovuta ai fenomeni di vulcanesimo secondario a cui l’isola è sottoposta da sempre. Questo sito naturale per la sua particolarità è divenuto il sistema di emissione di anidride carbonica più studiato al mondo, con la presenza di studiosi che provengono da tutti i continenti, da quando, nel 2008, è apparso sulla prestigiosa rivista Nature un articolo coi primi studi condotti dai ricercatori della Stazione Zoologica “A.Dohrn” di Ischia.

Ma cosa ha di tanto interessante questo sito?

Queste emissioni naturali di anidride carbonica, provenienti dal fondale, acidificano facilmente la massa d’acqua dei 2000 m² di superficie interessata dal fenomeno, portando il pH (indicatore chimico di acidità) dal suo valore normale di 8 a circa 6. Nelle aree di intensa attività emissiva si verifica una massiccia riduzione della biodiversità marina, sia vegetale che animale. Le praterie di Posidonia oceanica si impoveriscono delle proprie comunità di organismi calcarei, che non possono resistere ad un ambiente così acido, con evidenti conseguenze su tutto l’ecosistema. A partire da tanti pesci che non trovano più il loro sostentamento, favorendo invece poche specie resilienti. Nelle aree a maggiore emissione, e quindi più acide, è stata osservata una riduzione del 74% delle specie presenti nelle adiacenze del Castello Aragonese in aree a pH normale.

Perché tanto interesse da parte degli scienziati per un fenomeno naturale così insolito?

L’aumento su scala globale della concentrazione di anidride carbonica nell’aria porta al cosiddetto fenomeno di acidificazione dei mari, con conseguenti previsioni molto preoccupanti per il 2100.

Qui gli studiosi hanno a disposizione un vero laboratorio naturale per prevedere come potrebbero apparire i nostri mari in un futuro non troppo lontano, una finestra aperta sul futuro.

 

 

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