Ischia vulcano: geologia, fumarole e camini di calore raccontati ai viaggiatori curiosi

Ischia vulcano: geologia, fumarole e camini di calore raccontati ai viaggiatori curiosi

Il Monte Epomeo, con i suoi 787 metri sul livello del mare, occupa il centro dell’isola di Ischia. La sua forma non deriva dalla costruzione di un cono vulcanico attorno a un cratere: il monte è il blocco di una struttura vulcanica molto più ampia, sollevato nel corso di migliaia di anni. Per capire l’Ischia vulcano bisogna quindi partire dalla geologia del territorio. L’isola è la parte emersa di un apparato vulcanico che si innalza per oltre mille metri dal fondale del Tirreno e occupa una superficie di circa 46 km². Le sue rocce testimoniano una storia iniziata almeno 150.000 anni fa, con eruzioni effusive ed esplosive alternate a lunghi periodi di quiete.

Ischia è un vulcano: la premessa che cambia il viaggio

Ischia non corrisponde a un unico edificio vulcanico. È un campo vulcanico, cioè un territorio nel quale diverse bocche eruttive si sono attivate in epoche differenti.

Le eruzioni hanno prodotto colate e duomi di lava, ma anche grandi quantità di ceneri, lapilli e depositi piroclastici. Nel corso della storia dell’isola questi materiali si sono sovrapposti e sono stati successivamente modificati dall’erosione, dai movimenti della crosta e dall’azione del mare.

La distribuzione dei centri eruttivi racconta un altro aspetto interessante: molte delle eruzioni più recenti si sono concentrate nel settore orientale dell’isola, nella depressione che si trova a est del Monte Epomeo. L’Arso del 1302 appartiene proprio a questa area.

Come è nata l’isola: milioni di anni in poche righe

Le prime attività vulcaniche conosciute risalgono a oltre 150.000 anni fa. Le fasi più antiche hanno lasciato colate e duomi lavici soprattutto lungo le coste meridionali, mentre tra circa 74.000 e 55.000 anni fa l’attività esplosiva diventò particolarmente intensa. In questo intervallo sono state riconosciute almeno dieci grandi eruzioni esplosive di diversa energia.

La fase culminante arrivò con le eruzioni che produssero il Tufo Verde del Monte Epomeo, circa 55.000 anni fa. L’enorme quantità di materiale emesso contribuì alla formazione della caldera nella parte centrale dell’isola.

Il collasso della caldera

Il collasso calderico fece sprofondare la parte centrale dell’isola. La depressione venne successivamente invasa dal mare e divenne un ambiente nel quale si accumularono nuovi sedimenti.

Questo dettaglio è importante per capire l’origine del Tufo Verde: alcuni dei depositi vulcanici furono alterati dal contatto con l’acqua marina, contribuendo alla caratteristica colorazione verdastra della roccia.

La caldera non rimase però una depressione stabile. Nei periodi successivi il fondo iniziò a sollevarsi, modificando nuovamente la struttura dell’isola.

Il sollevamento del Monte Epomeo

Questo processo viene chiamato risorgenza calderica. Una nuova intrusione magmatica in profondità contribuì a spingere verso l’alto il blocco centrale della caldera.

Il sollevamento raggiunse almeno 900 metri negli ultimi circa 30.000 anni, rendendo la risorgenza del Monte Epomeo uno dei casi più importanti studiati in ambito vulcanologico.

Durante il sollevamento si formarono e si riattivarono diverse faglie, che contribuirono a frammentare il blocco roccioso. Alcune di queste strutture hanno avuto un ruolo nella risalita dei magmi che alimentarono le eruzioni successive.

Il Monte Epomeo è quindi un blocco risorgente all’interno di una caldera, non un vulcano autonomo costruito attorno a una bocca eruttiva.

Un’isola ancora giovane dal punto di vista vulcanico

La storia eruttiva di Ischia non terminò con la formazione dell’Epomeo. Dopo la grande eruzione del Tufo Verde, l’attività proseguì in diverse fasi e diventò particolarmente intensa negli ultimi 10.000 anni.

L’INGV indica oltre 45 eruzioni negli ultimi 5.500 anni, tra eventi esplosivi ed effusivi, concentrate soprattutto nella parte orientale dell’isola.

Questo spiega una caratteristica poco intuitiva di Ischia: per cercare le tracce delle eruzioni più recenti non bisogna guardare soltanto verso il Monte Epomeo. Molti dei centri eruttivi si trovano attorno al blocco sollevato, soprattutto nel settore orientale.

L’ultima eruzione: l’Arso del 1302

L’ultima eruzione conosciuta risale al 1302 e interessò il settore orientale dell’isola.

L’eruzione dell’Arso produsse una colata lavica che raggiunse la costa e arrivò nell’area dell’attuale Ischia Porto.

La lava si raffreddò e si trasformò nella roccia che ancora oggi costituisce una parte del paesaggio locale. Passeggiando nella zona portuale si attraversa quindi un territorio che conserva direttamente il prodotto dell’ultima eruzione conosciuta di Ischia.

L’evento non rappresenta però l’inizio della storia vulcanica dell’area: l’Arso è semplicemente la manifestazione eruttiva più recente di una sequenza molto più lunga.

Le fonti storiche disponibili non permettono di stabilire con certezza l’entità dei danni provocati dall’eruzione alle persone e agli abitati.

Perché Ischia ha le terme: il sistema idrotermale

L’attività eruttiva non è terminata con l’Arso. Oggi il sistema vulcanico non presenta un’eruzione in corso, ma conserva un’importante attività idrotermale.

L’acqua meteorica penetra nel terreno e raggiunge livelli profondi, dove incontra rocce calde. Durante questo percorso aumenta la propria temperatura e può sciogliere e trasportare sostanze minerali presenti nelle rocce.

I fluidi risalgono poi attraverso fratture e altre vie naturali. A seconda del percorso seguito e delle condizioni locali, possono raggiungere la superficie sotto forma di sorgenti termali, acqua calda, vapori e fumarole.

Il sistema idrotermale di Ischia è particolarmente attivo: l’INGV segnala temperature di alcune zone profonde dell’ordine di 250–300 °C e una diffusa presenza di fumarole e flussi di CO₂ dal suolo.

Questi valori non significano che la superficie dell’isola abbia temperature simili. Il calore cambia progressivamente lungo il percorso verso l’esterno e le condizioni variano notevolmente da una zona all’altra.

Dove il calore di Ischia arriva in superficie

Il sistema idrotermale non produce lo stesso fenomeno ovunque. La struttura delle rocce, la presenza di fratture e il percorso dei fluidi determinano ciò che il visitatore può osservare in superficie.

A Maronti il fenomeno si manifesta soprattutto nel terreno. A Cavascura l’acqua e la roccia sono al centro del paesaggio termale. A Sorgeto l’acqua calda entra direttamente nel sistema costiero.

Maronti: il calore sotto la sabbia

Alla spiaggia dei Maronti, il calore può raggiungere molto vicino la superficie del terreno.

In alcune aree sono presenti fumarole, dalle quali fuoriescono vapori e gas caldi. La sabbia può raggiungere temperature elevate e il valore può cambiare sensibilmente anche tra punti relativamente vicini.

Per un visitatore, il dato più interessante è proprio questa differenza: la spiaggia non ha una temperatura uniforme perché il sottosuolo non distribuisce il calore in modo uniforme.

Le zone più calde non devono essere toccate e non è sicuro scavare nella sabbia. La temperatura può aumentare rapidamente sotto la superficie e provocare ustioni.

Il fenomeno dei Maronti permette quindi di osservare una manifestazione idrotermale direttamente nel terreno della spiaggia, senza la presenza di una sorgente o di una vasca.

Scopri anche: La sabbia calda dei Maronti, sabbiature naturali tra spiaggia e fumarole.

Cavascura: acqua, roccia e storia termale

A Cavascura, nella zona di Serrara Fontana, il paesaggio è dominato dalle sorgenti termali e dalle cavità naturali.

L’acqua ha avuto un ruolo importante nella modellazione dell’ambiente roccioso e ha reso questa zona adatta all’utilizzo termale.

La frequentazione delle sorgenti risale all’antichità e costituisce uno degli aspetti storici più interessanti del luogo.

Qui la geologia non viene osservata soltanto attraverso una manifestazione superficiale del calore. Diventa parte di un ambiente nel quale l’uomo ha utilizzato per secoli una risorsa naturale.

Cavascura permette quindi di collegare struttura geologica, acqua termale e storia dell’utilizzo delle sorgenti.

Sorgeto: dove l’acqua termale incontra il mare

A Sorgeto, nella baia di Panza, il rapporto tra acqua termale e ambiente costiero è particolarmente evidente.

Le sorgenti calde raggiungono la costa e alimentano vasche naturali nelle quali l’acqua termale si mescola con quella marina.

La temperatura non è uguale in tutte le vasche e può cambiare in base alla quantità di acqua calda che vi arriva e alla maggiore o minore influenza del mare.

Vicino ai punti di alimentazione l’acqua può essere molto calda. Dove aumenta la componente marina, la temperatura diventa progressivamente più moderata.

Il luogo mostra quindi un fenomeno diverso da quello osservabile ai Maronti: qui il calore non viene percepito principalmente attraverso la sabbia, ma attraverso l’acqua che cambia temperatura mentre entra in contatto con il mare.

I principali fenomeni vulcanici e geotermici di Ischia

Luogo Cosa si osserva Fenomeno geologico Cosa racconta
Monte Epomeo Blocco montuoso sollevato Risorgenza calderica Il sollevamento della parte centrale dell’isola
Ischia Porto e zona dell’Arso Rocce laviche Ultima eruzione del 1302 La più recente attività eruttiva conosciuta
Maronti Sabbia calda, vapori e fumarole Attività idrotermale Il calore che risale dal sottosuolo
Cavascura Sorgenti e cavità termali Circolazione di acque calde Il legame tra geologia e tradizione termale
Sorgeto Acqua termale che si mescola al mare Sorgenti idrotermali costiere L’incontro tra calore vulcanico e ambiente marino

Un’altra traccia della geologia: le frane dell’Epomeo

Il sollevamento dell’Epomeo non ha modificato soltanto l’altezza del blocco centrale. La crescita relativamente rapida della struttura ha contribuito a rendere instabili alcuni suoi versanti.

Tra circa 8.600 e 5.700 anni fa, grandi frane contribuirono allo smantellamento della parte sommitale del Monte Epomeo. Il processo è riconoscibile nella particolare forma della cresta e nei grandi depositi franosi presenti anche sui fondali intorno all’isola.

Questa informazione aggiunge un elemento importante alla lettura del paesaggio: alcune forme che oggi sembrano esclusivamente legate all’erosione sono anche il risultato dell’interazione tra sollevamento vulcano-tettonico e instabilità dei versanti.

Ischia oggi è pericolosa? Stato di sorveglianza

La presenza di un sistema vulcanico quiescente, di attività idrotermale e di sismicità rende necessario un monitoraggio scientifico continuo.

Il monitoraggio non serve a stabilire semplicemente se “il vulcano è acceso o spento”. Serve a verificare nel tempo diversi parametri e a individuare eventuali variazioni rispetto alle condizioni di riferimento.

Tra gli elementi controllati rientrano sismicità, deformazioni del suolo, temperatura delle fumarole e altri parametri legati al sistema vulcanico e idrotermale.

INGV e Osservatorio Vesuviano

Il monitoraggio viene effettuato dall’INGV – Osservatorio Vesuviano, attraverso una rete di strumenti distribuita sull’isola.

Nel bollettino relativo a luglio 2026, Ischia risulta al livello di allerta verde, con i parametri di monitoraggio entro i valori di base.

Nel corso di quel mese non sono stati registrati terremoti. Le misure termografiche non hanno evidenziato variazioni significative della temperatura massima né modifiche nella distribuzione del campo fumarolico nelle aree misurate.

Lo stesso bollettino segnala una generale subsidenza dell’isola, più evidente nel settore centro-meridionale, con una velocità media registrata dalla stazione GNSS del Monte Epomeo di circa 1 cm all’anno verso il basso.

Questi dati descrivono lo stato del sistema nel periodo osservato e vengono aggiornati attraverso i successivi bollettini.

Cosa significa vulcano quiescente

Il sistema vulcanico di Ischia è classificato come quiescente perché non presenta attualmente un’eruzione, ma non viene considerato definitivamente spento.

La quiescenza descrive quindi una fase senza attività eruttiva, non la scomparsa dei processi geologici profondi.

Le fumarole, le sorgenti termali e la sismicità mostrano che il sistema conserva fenomeni vulcanici e idrotermali. La loro presenza non significa che sia in corso un’eruzione né costituisce, da sola, una previsione di un’eruzione imminente.

Un itinerario geo-turistico: 5 luoghi per capire l’isola vulcanica

Un itinerario geologico può iniziare dal Monte Epomeo, dove la struttura del rilievo permette di comprendere la risorgenza del blocco centrale della caldera.

La seconda tappa può essere Ischia Porto, dove la colata dell’Arso conserva una traccia concreta dell’ultima eruzione conosciuta.

Ai Maronti, l’attenzione passa dalla roccia alla superficie della spiaggia, dove il calore raggiunge la sabbia e alimenta le fumarole.

A Cavascura, il percorso segue invece le sorgenti e le cavità naturali, collegando la geologia alla lunga storia dell’utilizzo delle acque termali.

A Sorgeto, infine, il sistema idrotermale entra nel paesaggio costiero attraverso le vasche naturali alimentate dall’acqua calda e influenzate dal mare.

Il percorso non mostra cinque versioni dello stesso fenomeno. Mostra cinque conseguenze diverse della storia vulcanica di Ischia: il sollevamento del blocco centrale, la lava dell’Arso, il calore nel terreno, l’utilizzo delle sorgenti e l’incontro tra acqua termale e mare.

FAQ: domande frequenti

Ischia è un vulcano attivo?

Ischia è un sistema vulcanico quiescente. Non è in eruzione, ma non viene considerato spento.

Come si è formato il Monte Epomeo?

Il Monte Epomeo si è sollevato progressivamente a causa di movimenti profondi legati al sistema vulcanico. Questo processo è chiamato risorgenza calderica.

Quante eruzioni ci sono state a Ischia?

Secondo le ricostruzioni scientifiche, Ischia ha avuto numerose eruzioni nel corso della sua storia. L’INGV indica oltre 45 eruzioni negli ultimi 5.500 anni.

Dove si trovano le fumarole a Ischia?

Le fumarole sono presenti in diverse zone dell’isola. Una delle aree più conosciute è quella dei Maronti, dove il calore può raggiungere direttamente il terreno della spiaggia.

Conclusione

Conoscere il lato vulcanologico di Ischia significa osservare l’isola da una prospettiva diversa: sotto sentieri, spiagge e sorgenti si nasconde una storia geologica sorprendentemente viva. Fumarole, acque termali e antiche colate non sono elementi da temere, ma tracce da comprendere. Per continuare a scoprire Ischia seguici sui nostri canali social oppure visita la pagina contatti: trovi anche il nostro numero WhatsApp per qualsiasi richiesta.